Formare chi forma in una scuola che cambia - Rapporto annuale
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Nel 2024 la Formazione continua SUPSI ha realizzato un insieme articolato di iniziative volte a promuovere il benessere personale e professionale nei contesti educativi; coerentemente con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’UNESCO e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I percorsi attivati hanno contribuito allo sviluppo delle risorse individuali e relazionali dei partecipanti.
Consiglio d’Europa (2010), Unesco e Organizzazione Mondiale della Salute (2018) non hanno dubbi: l’apprendimento permanente contribuisce a migliorare la salute pubblica e il benessere, favorendo la realizzazione personale e riducendo le disparità sociali nell’accesso al sapere. Tale affermazione dissipa dunque in entrata tutti i dubbi sul ruolo della formazione continua. Rimane tuttavia la questione del come diventa possibile permettere tale condizione.
Nel 2024 la Formazione continua SUPSI ha realizzato un insieme articolato di iniziative volte a promuovere il benessere personale e professionale nei contesti educativi; coerentemente con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’UNESCO e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I percorsi attivati hanno contribuito allo sviluppo delle risorse individuali e relazionali dei partecipanti.
È oramai un’affermazione comune sostenere che il nostro mondo muta rapidamente. In realtà lo fa non solo con maggiore rapidità, ma anche con nuove modalità. Gregory Bateson, filosofo e biologo, ritiene che esistano tre forme di apprendimento. La prima si riferisce all’apprendimento di nuovi concetti e saperi, il secondo livello alle strategie messe in atto per apprendere, mentre la terza forma corrisponde alla capacità di riorganizzare la persona nelle sue abitudini e competenze. Il terzo livello richiede investimento di energia ed è attivato solo in condizioni di necessità. La nostra società presenta sempre più spesso tale richiesta all’individuo: chiedendo di saper mettere a disposizione le proprie competenze in contesti nuovi e in maniera flessibile. In linea con la visione sistemica di Gregory Bateson sull’apprendimento come riorganizzazione di abitudini e schemi cognitivi, le proposte formative nate nell’ambito della Formazione continua del DFA/ASP hanno investito in modo diretto sul benessere delle e dei professionisti. Iniziative mirate al potenziamento delle soft skills, della consapevolezza individuale e del capitale psicologico hanno permesso ai partecipanti di riconoscere e valorizzare i propri punti di forza, migliorando la gestione delle situazioni complesse e la qualità della presenza in ambito lavorativo.
Se attraverso la formazione continua diviene possibile seguire questa traiettoria, è chiaro che l’individuo guadagna maggior senso di autoefficacia, maggiore motivazione e fiducia in se stesso. Tali condizioni non sono per niente marginali, anzi si tratta dei più importanti fattori di protezione per la persona nei confronti della noia, dell’inadeguatezza e del rischio di burnout.
Queste dimensioni sono importanti soprattutto nelle professioni complesse, relativamente stabili dal punto di vista della carriera e in cui è difficile osservare il gesto professionale “perfetto”. La professione del docente in tal senso ne costituisce un ottimo esempio, non solo per la sua relativa stabilità sia rispetto ai contenuti insegnati, sia rispetto ai destinatari della propria azione, ma anche per la grande complessità da cui è caratterizzata. In generale, i percorsi inclusi in questa cornice hanno integrato pratiche di psicologia positiva, approccio già consolidato nel progetto Educazione Positiva, e si sono focalizzati sullo sviluppo di competenze trasversali utili ad affrontare la quotidianità scolastica e relazionale in modo più efficace.
Queste dimensioni sono importanti soprattutto nelle professioni complesse, relativamente stabili dal punto di vista della carriera e in cui è difficile osservare il gesto professionale “perfetto”. La professione del docente in tal senso ne costituisce un ottimo esempio, non solo per la sua relativa stabilità sia rispetto ai contenuti insegnati, sia rispetto ai destinatari della propria azione, ma anche per la grande complessità da cui è caratterizzata. In generale, i percorsi inclusi in questa cornice hanno integrato pratiche di psicologia positiva, approccio già consolidato nel progetto Educazione Positiva, e si sono focalizzati sullo sviluppo di competenze trasversali utili ad affrontare la quotidianità scolastica e relazionale in modo più efficace.
Un’altra strategia concreta realizzata nel 2024 è stata l’attivazione del CAS Accompagnamento e consulenza in contesto educativo, ora alla sua seconda edizione, percorso che mira a rafforzare il senso di autoefficacia e la capacità di lettura delle dinamiche interpersonali nei contesti formativi. Le evidenze scientifiche dimostrano che tali competenze sono direttamente correlate al benessere professionale, e l’esperienza raccolta nelle due edizioni conferma l’impatto positivo percepito dalle/dai partecipanti.
Nel 2024, nella scuola si sono ulteriormente manifestate difficoltà e disagi propri della società, introducendo una nuova complessità che rileva di dimensioni più sociali ed educative. A questi elementi si è aggiunto un carico di lavoro accresciuto e la richiesta di ottimizzare e rendere sempre più efficace la propria azione didattica, adottando strumenti, tecnologia e modalità nuove e ancorate agli sviluppi della ricerca. Potenzialmente, il docente ha sempre un margine per migliorare il proprio operato con la conseguenza che potrebbe continuare a lavorare senza limiti. Appare dunque chiaro che servono delle occasioni per imparare a gestire la complessità e al contempo la possibilità di sviluppare la propria professionalità in maniera sostenibile e adeguata.
Nel corso dell’anno sono inoltre state promosse esperienze di supervisione e intervisione che hanno coinvolto istituti scolastici del territorio. Alcuni di questi, dopo aver preso parte a corsi sulla comunicazione e la relazione educativa, hanno scelto di attivare momenti di supervisione interna, strutturandosi come vere e proprie comunità di pratica professionale. Questi spazi di confronto hanno permesso la condivisione di casi, la riflessione comune su criticità quotidiane e l’emersione di piste di soluzione concrete e sostenibili.