Formarsi come leader responsabili del cambiamento - Rapporto annuale
- Formazione di base
- Formarsi come leader responsabili del cambiamento
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Negli ultimi tre anni, il Master è stato oggetto di una revisione curriculare resasi necessaria dall’evoluzione della disciplina stessa. Approvato nel 2007 dall’Ufficio federale della formazione e della tecnologia, e avviato nel 2009 dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale, nel tempo ha calibrato contenuti e modalità didattiche in dialogo con due tra i suoi due principali interlocutori: il mondo del lavoro e la ricerca accademica. Il nuovo curricolo, attivo da settembre 2024, nasce da un processo sperimentato due anni prima, che ha coinvolto contenuti, approcci didattici e assetti organizzativi.
Infine, aggiunge Bitetti, “sul piano della ricerca, questi aspetti sono stati messi in relazione con l’evoluzione dell’Innovation Management come disciplina scientifica, sempre più riconosciuta a livello internazionale, anche grazie allo sviluppo di standard (come l’ISO 56000) e a una letteratura in forte crescita”.
La revisione curriculare si è dunque basata su una triangolazione tra la visione istituzionale, le richieste del mondo del lavoro e lo stato dell’arte della disciplina. Come osserva Bitetti, si tratta di “un’evoluzione che rispecchia anche le trasformazioni in atto, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, che oggi ridefiniscono non solo il mercato del lavoro, ma incidono anche su modelli organizzativi, processi decisionali e approcci alla gestione dell’innovazione”. In questo contesto, sottolinea, “è stato cruciale il supporto e il coinvolgimento del Centro competenze management e imprenditorialità, insieme ad altre unità di ricerca del Dipartimento”. È stato infatti grazie alla presenza di “un solido gruppo di docenti e ricercatori attivi negli ambiti disciplinari del Master” che si è potuta realizzare una revisione coerente e interdisciplinare del percorso formativo.
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Nel primo anno sono stati aggiornati i contenuti con moduli pensati per fornire una solida base nell’ambito dell’Innovation Management, in coerenza con il nuovo profilo di competenza in uscita e con l’evoluzione della disciplina. “L’obiettivo – spiega Leandro Bitetti – è fornire strumenti, approcci e metodologie per la gestione dell’innovazione. Vogliamo che al termine del primo anno ogni studente abbia una solida base teorica e pratica su cui costruire il proprio percorso”. Una delle principali novità entrerà in vigore nel secondo anno, a partire dall’anno accademico 2025–2026: 15 crediti liberi su un totale di 90 complessivi. “È una misura pensata per individualizzare il curriculum formativo”, sottolinea Bitetti, “gli studenti potranno scegliere cinque corsi in base ai propri interessi e approfondire gli ambiti che sentono più affini”.
Le opzioni spaziano dalle strategie di trasformazione aziendale alla gestione del cambiamento organizzativo, fino allo sviluppo territoriale. “Alcuni casi di studio – aggiunge – vanno infatti oltre le realtà aziendali e si concentrano sull’innovazione in contesti regionali e urbani, in risposta alla crescente domanda di competenze anche da parte di enti pubblici e istituzioni locali”. L’offerta include anche corsi a carattere progettuale, oltre a winter e summer schools realizzate in collaborazione con università partner internazionali.
Un’altra scelta significativa riguarda l’assetto del quarto semestre, interamente dedicato alla messa in pratica delle competenze acquisite nel guidare il cambiamento in contesti organizzativi complessi. Il semestre, che comprende la tesi di Master, l’Innovation Project e l’International Study Tour, rappresenta per Bitetti “il passaggio dalla formazione all’azione” e “l’esperienza professionalizzante per eccellenza del Master, oltre a costituire uno dei cambiamenti più rilevanti introdotti con il nuovo curriculum”.
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Il lavoro di tesi rappresenta a tutti gli effetti un’esperienza di ricerca applicata. “Da quest’anno raccogliamo dalle aziende del territorio una serie di sfide legate a progetti di innovazione: esigenze concrete che le imprese desiderano affrontare e che vengono trasformate in temi di tesi”, spiega Leandro Bitetti. “Gli studenti, a loro volta, selezionano i progetti in base ai propri interessi e alle competenze che desiderano sviluppare”. Il risultato è la creazione di veri e propri team di progetto, in cui lo studente lavora a stretto contatto con un docente o un ricercatore del Dipartimento – e, se necessario, con colleghi di altri Dipartimenti – oltre che con un referente aziendale. “La tesi non è quindi un esercizio accademico isolato, ma un lavoro rigoroso che risponde a un bisogno concreto dell’impresa e al tempo stesso agli obiettivi formativi del Master”.
Una commissione valuta ciascun progetto per garantire la qualità del lavoro svolto e, come osserva Bitetti, “in questa prima esperienza i riscontri sono molto positivi”. Accanto alla tesi, l’Innovation Project consente agli studenti di lavorare in gruppo su una sfida proposta da un’azienda, applicando una metodologia riconosciuta a livello internazionale dal Global Innovation Management Institute (GIMI). “In questo contesto il focus si sposta maggiormente sulle competenze operative e strumentali: gli studenti analizzano, progettano e propongono soluzioni concrete, affiancati da un coach con esperienza consulenziale”. Alcuni gruppi partecipano anche a sfide internazionali, confrontandosi con studenti di altre università. Al termine del progetto, viene rilasciata una certificazione internazionale come Innovation Manager.
Tesi e Innovation Project, seppur caratterizzati da approcci differenti, si completano a vicenda. Sono il momento in cui lo studente non solo applica quanto appreso, ma si misura con la complessità e la responsabilità dell’innovazione. È in questo passaggio, sottolinea Bitetti, che “lo studente di Innovation Management può, a pieno titolo, essere riconosciuto come un professionista dell’innovazione”.
Il lavoro di aggiornamento, tuttavia, non si ferma. “Stiamo già lavorando a nuove evoluzioni del curriculum, con l’obiettivo di integrare in modo ragionato l’intelligenza artificiale generativa a supporto dell’apprendimento, rafforzare le competenze legate allo sviluppo sostenibile nella gestione dell’innovazione, e sviluppare nuove modalità di collaborazione e scambio internazionale”, conclude Bitetti. “Perché formare innovatori significa, prima di tutto, continuare a innovare anche il modo in cui li formiamo”.