Ingegneri a Lugano, manager a Neuchâtel: formarsi alla sostenibilità aziendale - Rapporto annuale
- Formazione di base
- Ingegneri a Lugano, manager a Neuchâtel: formarsi alla sostenibilità aziendale
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Ancora prima di affacciarsi al mondo del lavoro è importante comprendere che progettare e produrre in modo sostenibile implica il confronto tra competenze diverse. A livello formativo è essenziale promuovere l’incontro tra studenti e studentesse di discipline differenti, accomunati dalla necessità di contribuire, ciascuno a proprio titolo, a una società più sostenibile.
Il corso Sustainable Products and Processes: Technology and Business è una proposta didattica congiunta del Bachelor in Ingegneria gestionale del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI e del Bachelor in Business Administration della Haute école de gestion di Neuchâtel. Nell’anno accademico 2024/2025 ha coinvolto 15 studenti e studentesse (otto della SUPSI e sette della HEG) in un’esperienza articolata in due settimane residenziali, la prima a Lugano, la seconda a Neuchâtel, intervallate da un lavoro di gruppo a distanza durante il semestre autunnale.
La settimana ticinese è iniziata con la formazione di gruppi misti delle due università e la visita a due aziende locali, la Oerlikon-Riri, specializzata nella produzione di componenti e accessori per la moda di lusso, e la Geomagworld che produce giocattoli magnetici con materiali ecosostenibili. In entrambe le visite, i partecipanti hanno potuto confrontarsi con i responsabili aziendali, ascoltare le sfide legate alla sostenibilità dei loro prodotti e processi produttivi, e porre le basi per l’elaborazione di proposte progettuali.
“Abbiamo lavorato su un progetto reale e proposto soluzioni che un’azienda può davvero valutare” racconta Stefano Tritelli, studente del Bachelor in Ingegnera gestionale. “Nel nostro caso l’obiettivo era aiutare l’impresa a riutilizzare o riciclare un prodotto destinato allo smaltimento e a ridurre le emissioni di CO₂ (Scope 2) rendendo più efficiente la produzione del prodotto e il consumo di energia. È stata un’occasione per approfondire metodi e strumenti applicabili a problemi veri, e visto il contesto anche di migliorare le nostre competenze in inglese”.
Un altro gruppo ha proposto a Geomagworld di introdurre meccanismi di servitization nella vendita dei giocattoli: un modello che consente ai clienti di restituire prodotti usati e ricevere versioni aggiornate, favorendo la fidelizzazione, la riduzione dell’impatto ambientale e il riutilizzo dei materiali. “L’obiettivo era principalmente formativo, ma sono emerse alcune idee con potenziale applicativo. Questa in particolare ha suscitato l’interesse dell’azienda che ha deciso di valutarne l’implementazione”, osserva Marzio Sorlini, Professore associato in Sostenibilità dei processi industriali presso l’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile (ISTePS) della SUPSI che ha seguito da vicino la collaborazione.
La settimana è proseguita con una serie di attività formative in aula e in laboratorio. Tra i temi affrontati: l’ecodesign – l’analisi dell’impatto ambientale dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita – supportato dall’utilizzo di GRETA, un software sviluppato dall’ISTePS che riporta indicatori ambientali a partire dai dati tecnici forniti dai progettisti, facilitando così scelte più consapevoli in ottica di sostenibilità e circolarità.
“Nel nostro team lavoriamo costantemente all’incrocio tra attività di ricerca e formazione: quello che sviluppiamo nei progetti di ricerca lo portiamo in aula, e viceversa, grazie alla formazione entriamo in contatto con aziende del territorio che ci segnalano i bisogni più urgenti su cui orientare la ricerca”, sottolinea Sorlini.
La settimana ticinese è iniziata con la formazione di gruppi misti delle due università e la visita a due aziende locali, la Oerlikon-Riri, specializzata nella produzione di componenti e accessori per la moda di lusso, e la Geomagworld che produce giocattoli magnetici con materiali ecosostenibili. In entrambe le visite, i partecipanti hanno potuto confrontarsi con i responsabili aziendali, ascoltare le sfide legate alla sostenibilità dei loro prodotti e processi produttivi, e porre le basi per l’elaborazione di proposte progettuali.
“Abbiamo lavorato su un progetto reale e proposto soluzioni che un’azienda può davvero valutare” racconta Stefano Tritelli, studente del Bachelor in Ingegnera gestionale. “Nel nostro caso l’obiettivo era aiutare l’impresa a riutilizzare o riciclare un prodotto destinato allo smaltimento e a ridurre le emissioni di CO₂ (Scope 2) rendendo più efficiente la produzione del prodotto e il consumo di energia. È stata un’occasione per approfondire metodi e strumenti applicabili a problemi veri, e visto il contesto anche di migliorare le nostre competenze in inglese”.
Un altro gruppo ha proposto a Geomagworld di introdurre meccanismi di servitization nella vendita dei giocattoli: un modello che consente ai clienti di restituire prodotti usati e ricevere versioni aggiornate, favorendo la fidelizzazione, la riduzione dell’impatto ambientale e il riutilizzo dei materiali. “L’obiettivo era principalmente formativo, ma sono emerse alcune idee con potenziale applicativo. Questa in particolare ha suscitato l’interesse dell’azienda che ha deciso di valutarne l’implementazione”, osserva Marzio Sorlini, Professore associato in Sostenibilità dei processi industriali presso l’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile (ISTePS) della SUPSI che ha seguito da vicino la collaborazione.
La settimana è proseguita con una serie di attività formative in aula e in laboratorio. Tra i temi affrontati: l’ecodesign – l’analisi dell’impatto ambientale dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita – supportato dall’utilizzo di GRETA, un software sviluppato dall’ISTePS che riporta indicatori ambientali a partire dai dati tecnici forniti dai progettisti, facilitando così scelte più consapevoli in ottica di sostenibilità e circolarità.
“Nel nostro team lavoriamo costantemente all’incrocio tra attività di ricerca e formazione: quello che sviluppiamo nei progetti di ricerca lo portiamo in aula, e viceversa, grazie alla formazione entriamo in contatto con aziende del territorio che ci segnalano i bisogni più urgenti su cui orientare la ricerca”, sottolinea Sorlini.
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La settimana finale a Neuchâtel ha spostato l’attenzione sugli aspetti economici e gestionali. Le attività si sono concentrate sui processi di management responsabile, l’analisi critica delle pratiche adottate dalle imprese orientate alla sostenibilità, e le diverse strategie per integrare questi principi nella gestione aziendale.
“Per me, che provengo dall’ambito manageriale, è stato molto utile scoprire come dialogare in modo efficace con i colleghi ingegneri e le colleghe ingegnere”, osserva Youën Braut, studente della HEG. “Nel nostro progetto ci siamo concentrati su una guida per valutare i fornitori in chiave sostenibile, definendo degli indicatori di performance – i cosiddetti KPI – per monitorare il loro impatto. Questo corso insegna ad adattarsi, a collaborare e ad affrontare i problemi con una mentalità aperta”.
A conclusione del percorso, ogni gruppo ha presentato un report e una proposta concreta rivolta sia alla commissione accademica sia ai partner aziendali. L’esperienza ha rappresentato un’occasione per confrontarsi con le sfide reali della transizione ecologica, rafforzare le competenze trasversali e sperimentare il valore della collaborazione interdisciplinare.
“Per me, che provengo dall’ambito manageriale, è stato molto utile scoprire come dialogare in modo efficace con i colleghi ingegneri e le colleghe ingegnere”, osserva Youën Braut, studente della HEG. “Nel nostro progetto ci siamo concentrati su una guida per valutare i fornitori in chiave sostenibile, definendo degli indicatori di performance – i cosiddetti KPI – per monitorare il loro impatto. Questo corso insegna ad adattarsi, a collaborare e ad affrontare i problemi con una mentalità aperta”.
A conclusione del percorso, ogni gruppo ha presentato un report e una proposta concreta rivolta sia alla commissione accademica sia ai partner aziendali. L’esperienza ha rappresentato un’occasione per confrontarsi con le sfide reali della transizione ecologica, rafforzare le competenze trasversali e sperimentare il valore della collaborazione interdisciplinare.
“La sostenibilità è un tema complesso, nel senso originario del termine” sottolina Sorlini e conclude "per affrontarlo va abbracciato nella sua interezza e nelle sue relazioni, richiedendo competenze ed esperienze eterogenee. Unire prospettive così diverse può rappresentare una sfida ma è anche una straordinaria opportunità, perché la sostenibilità, forse più di ogni altro ambito, offre una lingua comune capace di far dialogare background differenti, costruendo ponti tra discipline, culture e generazioni: un dialogo che si alimenta di responsabilità condivisa e di visione, al servizio del futuro."