La Formazione continua come spazio di elaborazione collettiva - Rapporto annuale
- Formazione continua
- La Formazione continua come spazio di elaborazione collettiva
SUPSI Image Focus
Le aree della Formazione continua in lavoro sociale e sanità hanno sviluppato, nel corso del 2024, percorsi che mostrano come la conoscenza possa diventare leva di coesione sociale, cura della fragilità e trasformazione istituzionale.
Che si tratti di operatori sociali impegnati nell’inclusione o di professionisti della salute coinvolti in percorsi di cura complessi, emerge una convinzione condivisa: nessun sapere è neutro. Formare significa creare alleanze, far dialogare esperienze e discipline, sostenere identità professionali capaci di abitare l’incertezza e costruire risposte condivise. Così, l’approccio interprofessionale nelle cure palliative trova un rispecchiamento nell’impostazione partecipativa e dialogica della formazione continua in lavoro sociale. In entrambi i casi, la conoscenza diventa terreno comune, dove costruire linguaggi comprensibili, pratiche collaborative e visioni sistemiche.
Nel corso del 2024, la Formazione continua in Lavoro sociale ha proseguito con convinzione nel proprio impegno a promuovere una cultura professionale fondata sui diritti umani e dell’infanzia, sull’inclusione sociale e sulla partecipazione attiva. L’obiettivo primario rimane quello di offrire percorsi formativi capaci di potenziare le competenze degli operatori sociali, fornendo strumenti teorici e pratici per affrontare la crescente complessità dei contesti d’intervento.
Nel corso del 2024, la Formazione continua in Lavoro sociale ha proseguito con convinzione nel proprio impegno a promuovere una cultura professionale fondata sui diritti umani e dell’infanzia, sull’inclusione sociale e sulla partecipazione attiva. L’obiettivo primario rimane quello di offrire percorsi formativi capaci di potenziare le competenze degli operatori sociali, fornendo strumenti teorici e pratici per affrontare la crescente complessità dei contesti d’intervento.
Dal 2007, l’area si distingue per un’impostazione esperienziale e dialogica, capace di favorire apprendimento cooperativo. I corsi offerti sono pensati per rispondere ai bisogni formativi dei professionisti che operano con singoli individui, famiglie, gruppi e comunità, promuovendo approcci sistemici, partecipativi e riflessivi.
Infanzia: costruire il benessere nei primi anni
Un’attenzione particolare è stata riservata alla formazione dei professionisti dell’infanzia, in linea con i più recenti contributi scientifici sull’importanza dei “primi mille giorni” di vita. Gli interventi formativi hanno integrato i principi dell’approccio ECDC (Early Child Development Care), fornendo un quadro coerente per la promozione della qualità nei servizi educativi 0-6 anni. I contenuti proposti si sono concentrati su tematiche fondamentali: i diritti dell’infanzia, le differenze individuali, l’attivismo pedagogico, l’ecologia della crescita e la collegialità nei gruppi di lavoro. Grazie anche al progetto TIPÌ, è stato possibile rafforzare il sistema educativo integrato cantonale, promuovendo ambienti educativi che sostengano l’autonomia e lo sviluppo armonico dei bambini e delle bambine.
Disabilità: promuovere l'autodeterminazione e la qualità di vita
La proposta formativa rivolta ai professionisti che lavorano nell’ambito della disabilità si fonda sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e sul paradigma della Qualità di vita. L’approccio adottato valorizza una comprensione ecologica della disabilità, che include l’analisi dei contesti e delle reti di sostegno, con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva e l’inclusione sociale. Ne è un esempio il successo e l’interesse dimostrato dai professionisti per il percorso formativo relativo alla Comunicazione aumentativa alternativa, che promuove il diritto alla comunicazione e all’autodeterminazione, adattando strumenti e metodi ai contesti di vita delle persone.
Durante i corsi, è stato dato spazio alla riflessione sui dilemmi etici legati al bilanciamento tra protezione e autodeterminazione, nonché all’analisi critica delle prassi e dei modelli organizzativi. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi su rappresentazioni personali e professionali, esplorare concetti come abilità, autonomia e adultità, e sperimentare metodologie di progettazione partecipata.
Ampio spazio è stato dato alla formazione laboratoriale, con micro-progettualità supportate da esperti. La collaborazione con le istituzioni ha rafforzato la dimensione partecipativa. Un esempio in tal senso è sicuramente stata la Giornata di studio organizzata in collaborazione con il DFA/ASP e la Fondazione ARES in aprile, durante la quale professionisti, famigliari e persone con disturbo dello spettro dell’autismo si sono incontrate per co-costruire un orizzonte comune e progettare percorsi formativi di qualità, valorizzando competenze, conoscenze ed esperienze.
Fragilità sociali
Sempre in questa prospettiva, lo sguardo si è ampliato alla fragilità sociale nel sistema carcerario, con l’intento di attivare nuovi spazi di confronto e progettazione.
Anche il tema delle dipendenze si inserisce in una rete di significati e sfide in continua evoluzione, dove i confini non sono più solo quelli delle sostanze, ma includono comportamenti compulsivi e forme di disagio difficilmente classificabili. In un contesto così mutevole, la formazione continua diventa uno strumento cruciale per aggiornare lo sguardo degli operatori e rafforzare l’efficacia delle reti di prevenzione e presa in carico.
A partire da queste esigenze, è stato avviato un nuovo percorso CAS fondato sull’integrazione tra approccio socio-pedagogico e sanitario. L’obiettivo è favorire scambi interdisciplinari e sviluppare competenze capaci di rispondere in modo innovativo ai bisogni emergenti, rafforzando l’operatività dei servizi e la qualità del lavoro di rete. Un ulteriore ambito di approfondimento ha riguardato la fragilità sociale all’interno del sistema carcerario. Attraverso la proiezione di un film documentario e una tavola rotonda, è stato avviato un dialogo tra professionisti del lavoro sociale e operatori dell’area giustizia sul tema della risocializzazione delle persone detenute.
L’iniziativa ha aperto un confronto interdisciplinare con partner cantonali e ha posto le basi per future collaborazioni, rafforzando il ruolo della formazione come leva per ripensare i processi di reinserimento e le pratiche professionali nel sistema penitenziario.
Anche in ambito sanitario, la formazione continua si conferma un dispositivo abilitante, capace di tenere insieme cura, competenza e sostenibilità. Se nell’infanzia e nella disabilità si sperimentano modelli partecipativi, nelle cure palliative si consolidano esperienze radicate nei contesti operativi. In tutti i casi, la direzione è chiara: trasformare il sapere in risorsa generativa per i territori.
Il 2024 è stato un anno di consolidamento e riflessione critica. Le misure di contenimento della spesa pubblica (cfr. conferenza stampa del Consiglio federale, 20 settembre 2024) hanno sollevato interrogativi concreti sulla sostenibilità del sistema formativo. Allo stesso tempo, il progressivo abbandono delle professioni di cura e l’invecchiamento demografico mettono sotto pressione il sistema sanitario, soprattutto nella presa in carico di patologie croniche e complesse.
In questo contesto, la Formazione continua del DEASS SUPSI ha assunto un ruolo strategico: assicurare la presenza di professionisti aggiornati, resilienti, pronti ad affrontare cambiamenti strutturali e tecnologici. Per farlo, è stata consolidata un’alleanza sistemica tra mondo accademico, istituzioni sanitarie e attori pubblici, così da garantire soluzioni sostenibili nel tempo.
I programmi formativi sono progettati con il coinvolgimento attivo di figure provenienti da medicina, infermieristica, fisioterapia, ergoterapia, assistenza sociale e spiritual care, con il supporto delle autorità cantonali. Un’offerta che, nel tempo, è diventata punto di riferimento per la costruzione di competenze avanzate nelle cure palliative.
A conferma dell’efficacia dell’approccio adottato, nel periodo 2020–2024è stato condotto uno studio valutativo interno sull’impatto dei percorsi formativi in cure palliative. I risultati confermano l’efficacia dell’approccio adottato, in particolare nella promozione di una cultura collaborativa nei contesti di cura e nell’adozione di modelli di intervento interprofessionali. A oggi, il numero complessivo di professionisti formati tra il 2012 e il 2024 supera le 3'000 unità.
Dai diritti dell’infanzia all’accompagnamento nelle fasi fragili della vita, il nodo resta il medesimo: connettere la conoscenza con la responsabilità professionale e visione sociale.
Il 2024 è stato un anno di consolidamento e riflessione critica. Le misure di contenimento della spesa pubblica (cfr. conferenza stampa del Consiglio federale, 20 settembre 2024) hanno sollevato interrogativi concreti sulla sostenibilità del sistema formativo. Allo stesso tempo, il progressivo abbandono delle professioni di cura e l’invecchiamento demografico mettono sotto pressione il sistema sanitario, soprattutto nella presa in carico di patologie croniche e complesse.
In questo contesto, la Formazione continua del DEASS SUPSI ha assunto un ruolo strategico: assicurare la presenza di professionisti aggiornati, resilienti, pronti ad affrontare cambiamenti strutturali e tecnologici. Per farlo, è stata consolidata un’alleanza sistemica tra mondo accademico, istituzioni sanitarie e attori pubblici, così da garantire soluzioni sostenibili nel tempo.
I programmi formativi sono progettati con il coinvolgimento attivo di figure provenienti da medicina, infermieristica, fisioterapia, ergoterapia, assistenza sociale e spiritual care, con il supporto delle autorità cantonali. Un’offerta che, nel tempo, è diventata punto di riferimento per la costruzione di competenze avanzate nelle cure palliative.
A conferma dell’efficacia dell’approccio adottato, nel periodo 2020–2024è stato condotto uno studio valutativo interno sull’impatto dei percorsi formativi in cure palliative. I risultati confermano l’efficacia dell’approccio adottato, in particolare nella promozione di una cultura collaborativa nei contesti di cura e nell’adozione di modelli di intervento interprofessionali. A oggi, il numero complessivo di professionisti formati tra il 2012 e il 2024 supera le 3'000 unità.
Dai diritti dell’infanzia all’accompagnamento nelle fasi fragili della vita, il nodo resta il medesimo: connettere la conoscenza con la responsabilità professionale e visione sociale.